Martin: 100 anni da celebrare

Lo shape più famoso al mondo compie un secolo di vita

Sono rarissime le aziende che hanno influenzato così profondamente il panorama musicale come ha fatto la Martin & Co.  Dai professionisti agli amanti della musica il nome Martin è un nome che non può lasciare indifferenti. Certamente nel corso della vita sarà capitato di entrare in contatto con questo marchio; o leggendolo sulla paletta della chitarra dell’artista preferito o avendo la possibilità di provare dal vivo una delle chitarre Made in Nazareth, Pennsylvania.

Dal lontano 1833, anno di fondazione, Martin & Co. è sempre più diventato sinonimo di “chitarre leggendarie che hanno fatto la storia della musica”. A ragione si pensa questo e il 2016 è un anno particolare e da celebrare per l’azienda statunitense e per l’intero mondo della musica. Cento anni fa il liutaio John Deichman inventò una chitarra che ha letteralmente rivoluzionato il mondo delle chitarre acustiche e che tutt’oggi ne definisce lo standard. Procediamo un passo alla volta.

Siamo nel 1916. Harry L. Hunt, manager della Ditson di New York (azienda proprietaria di grandi magazzini nell’East Coast e distributore del marchio Martin & Co.), si trovava a Nazareth, in Pennsylvania e decise di far visita alla sede della Martin. La produzione di chitarre acustiche era diretta dalla saggia guida di John Deichman che, come consuetudine del periodo, era solito tenere nella sua postazione uno strumento personale. Hunt notò subito un esemplare ben più grande nelle dimensioni delle usuali chitarre della linea produttiva ufficiale e dello standard. Questa particolare chitarra si basava su un progetto dello stesso Deichman che l’aveva disegnata il 19 luglio 1916, come dimostrato dai documenti custoditi negli archivi della Martin & Co. Il liutaio aveva costruito tale chitarra durante il suo tempo libero pensandola come strumento idoneo allo stile “hawaiano”; ovvero tenendola in orizzontale sulle gambe e suonandola con uno slide metallico. Molto incuriosito, Hunt chiese a Deichman di realizzare alcuni esemplari in stile “spagnolo” (lo stile classico). Il liutaio accettò e propose l’abete per la tavola armonica (al posto del mogano come il suo prototipo) per conferire una sonorità più chiara e aperta. Hunt però preferiva l’aspetto del mogano, decisero quindi di applicare una tinta per far apparire più scura la tavola d’abete.

Questo modello nuovo venne prodotto in un numero ridottissimo di esemplari in quanto l’azienda era restia ad immettere sul mercato una chitarra così differente dagli standard del tempo. Infatti questa nuova chitarra aveva uno sbilanciamento sulle frequenze basse dato principalmente dalle generose dimensioni del corpo della stessa. All’epoca l’eccellenza costruttiva era data dal perfetto equilibrio tra le frequenze alte, medie e basse. I musicisti utilizzavano chitarre dalle dimensioni compatte; le 0, 00 e 000.

Per una quindicina d’anni questo nuovo modello di chitarra rimase “in sordina” per la stra-grande maggioranza dei chitarristi. Inoltre il fallimento della Ditson sembrava essere un ulteriore elemento negativo per la sua diffusione. Ma il panorama musicale stava cambiando. I concerti da camera eseguiti con le piccole chitarre parlor lasciarono sempre più spazio alla nuova ondata della musica “da radio”. Spettacoli come il WLS National Barn Dance o il Grand Ole Opry, trasmesso dal Ryman Auditorium di Nashville, vedeva la presenza di banjo, mandolini, violini (o “fiddle”) e contrabbassi avvicendarsi al microfono, e la chitarra (di piccole dimensioni) faceva molta fatica a farsi sentire. Tant’è vero che spesso i chitarristi la tenevano in posizione molto alta per avvicinarla al microfono per cercare di aumentarne la proiezione sonora.

Altra svolta venne dal tour del famoso chitarrista Andrés Segovia che nel 1928 diede un segnale chiaro alla Martin. Le chitarre “classiche” con corde in budello non riuscivano a dare piena risposta alle nuove esigenze in campo musicale.

Questa ventata di innovazione spinse al rinnovamento il catalogo Martin che era rimasto pressoché invariato dalla fine dell’Ottocento. Il presidente Frank Henry Martin e suo figlio Frederick si convinsero a rispolverare i disegni di Deichman dell’estate 1916. Fu così che nel 1931 apparvero le Martin D-1 e D-2, successivamente ribattezzate rispettivamente D-18 e D-28. Le chitarre avevano ancora 12 tasti fuori cassa e il logo Martin sulla paletta al posto della scritta “Oliver Ditson”.

Nonostante le ottime premesse, lo spirito conservativo della Martin & Co. impedì di inserire definitivamente questi nuovi modelli nel proprio catalogo; impedendone di conseguenza la diffusione. Fino alla fine del 1933 solamente 13 D-18 e 17 D-28 furono infatti vendute.

Ma, si sa, nel corso della storia le innovazioni più importanti non possono essere arginate totalmente. Nel 1934 vennero apportate alcune modifiche a questo modello di chitarra: la vecchia forma di cassa a 12 tasti venne accorciata, il ponte e l’incatenatura della tavola vennero avvicinati alla buca (“forward shifted“) e nuovi manici più stretti e con 14 tasti resero questa chitarra perfetta per lo stile esecutivo che sempre più stava prendendo piede: il bluegrass e il country-folk che richiedevano l’uso del plettro. Grazie alla forma dalle ampie dimensioni e agli accorgimenti apportati, questa nuova tipologia di chitarra acustica rispondeva pienamente alle esigenze di maggior volume sonoro e qualità timbrica che  sempre più chitarristi ricercavano nello strumento a sei corde.

È infatti proprio il “suono Martin” quello che più ha affascinato e affascina amatori e professionisti della chitarra acustica; un suono fatto di storia e che ha fatto la storia. Un suono indescrivibile ed affascinante; un suono che è impossibile imitare. Non è supponenza lo slogan che la Martin & Co. utilizzò in una serie di pubblicità di fine anni ’90 e che recitava così: “Molte più persone possiedono o desiderano possedere una Martin più di ogni altra chitarra acustica nel mondo”.

Il successo di questa nuova tipologia di chitarra crebbe in modo esponenziale; tanto da essere ancor’oggi lo standard shape delle chitarre acustiche. Il nome di questa forma? Dreadnought.

Tale nome assume un duplice significato. Dreadnought (in origine “Dreadnaught”) richiamava il nome di una nave corazzata della Marina britannica: la HMS Dreadnought. Nel 1916 infatti Prima Guerra Mondiale è nel suo pieno corso. Le dimensioni insolitamente più grandi del prototipo di Deichman rievocavano l’aspetto solido e possente della nave britannica, ma Dreadnought è inoltre un gioco di parole della lingua inglese; infatti la pronuncia è simile a “dread not” che significa “niente paura” o “non avere paura”. Questo perché le dimensioni extra-large fanno della Dreadnought una chitarra in grado di produrre livelli di volume eccezionali, in grado di emergere nelle flok band d’un tempo e ancora oggi in ogni ambito e stile musicale.

Ecco infine l’origine della forma Dreadnought (o abbreviata “D”) tanto amata e diffusa. È grazie all’intuizione geniale del liutaio John Deichman che la chitarra acustica ha potuto sopravvivere al corso dell’evoluzione del panorama musicale, restando un punto fisso sia per la musica d’allora sia per quella attuale.

Martin & Co. può ben essere orgogliosa di aver creduto (nonostante i tentennamenti iniziali) a questo rivoluzionario progetto e può celebrare questa importante pagina di storia avendone svolto il ruolo di principale attore.

E noi oggi possiamo festeggiare insieme a questa leggendaria azienda i cent’anni della Dreadnought!

Scopri tutti i prodotti Martin disponibili cliccando QUI

scrivi un commento